Rectify (01) - Episodio 01 - Sempre presente
Daniel Holden ha 37 anni ed è appena uscito dal carcere. Ha passato 19 anni nel braccio della morte, accusato dell'omicidio di Hanna, che di anni ne aveva 16: stuprata, strangolata e poi ricoperta di fiori. Daniel lo hanno ritrovato la mattina dopo, accanto al cadavere.
Dopo tre rinvii di pena, dovuti alla tenacia della sorella Amantha, un esame del Dna ha dimostrato che quella notte Daniel e Hanna non avevano avuto rapporti sessuali.
Rectify è il racconto di una riappropiazione del tempo, dello spazio, dei sensi. Il bianco accecante della prigione – raccontata con puntuali e frequenti flash back – diventa il sole e il verde, gli odori e i sapori, lo sconcerto degli spazi e le pause nei dialoghi. Daniel si muove nello spazio, respira e osserva, resta in silenzio nella penombra, passeggia. Non ci sono colpi di scena, c'è una storia raccontata attraverso lo sguardo di qualcuno che per 19 anni non ha avuto una vita “normale”, che sta in silenzio perché non sa cosa dire, che fa domande imbarazzanti perché non ha malizia.
E' una serie atipica, per come sceglie di raccontare, per cosa decide di mostrare, una serie contemplativa, che racconta qualcosa che, forse, non avremmo scelto di guardare. Per la scelta dei tempi, per la delicatezza e la poesia del racconto, è un prodotto che si avvicina più al cinema o al teatro che a una serie televisiva e a differenza delle grandi produzioni degli ultimi anni riesce a raccontare l'uomo, spesso senza parlare.
Così inizia Rectify, serie del Sundance Channel (la rete è legata al Festival del Cinema indipendente creato da Robert Redford); la trama non è originale, è vero, ma è l'inizio di una bella storia, una di quelle storie che in una serie Tv non si vedevano da un po’.